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Violazione dell’obbligo di astensione in caso di conflitto di interesse: licenziabile il dipendente


È giustificato il licenziamento senza preavviso per mancata astensione in caso di conflitto di interessi.

Questo il principio espresso dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 22683 depositata il 25 settembre 2018.

Nel caso di specie era emerso che il funzionario tecnico, in quanto responsabile del procedimento amministrativo, non aveva rilevato e non aveva segnalato la situazione di conflitto di interessi correlata al fatto di essere socio unico e titolare del 50% delle quote di una società coinvolta nei procedimenti amministrativi di cui era responsabile.

Considerato che il conflitto di interessi era stato non solo potenziale ma attuale e concreto, perché si era realizzata commistione tra l’interesse pubblico e quello privato, il dipendente era stato licenziato.

Come evidenziato dai giudici l’articolo 6 bis della legge 241/1990, introdotto dalla legge 190/2012 (Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione) ha imposto una precisa regola di condotta del pubblico dipendente che riveste il ruolo di responsabile del procedimento, avendo previsto che “Il responsabile del procedimento e i titolari degli uffici competenti ad adottare i pareri, le valutazioni tecniche, gli atti endoprocedimentali e il provvedimento finale devono astenersi in caso di conflitto di interessi, segnalando ogni situazione di conflitto, anche potenziale“.

L’obbligo di segnalazione dei conflitti di interesse anche solo “potenziale” e il dovere di astensione dalle attività di ufficio che possono coinvolgere interessi privati sono stati successivamente riaffermati anche dal D.P.R. 62/2013 (Regolamento recante il codice di comportamento dei dipendenti pubblici).

Ciò che rileva è che il conflitto in astratto (potenziale) possa verificarsi essendo, di contro, ininfluente che esso si sia nel concreto realizzato.

Gli obblighi imposti al pubblico dipendente, infatti, mirano a garantire la trasparenza e l’imparzialità dell’azione amministrativa e, ad un tempo, a prevenire fenomeni di corruzione.


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