Un sindaco ha chiesto un parere in merito alla corretta applicazione delle disposizioni del d.lgs. 175/2016, “Testo unico in materia di società a partecipazione pubblica”, in particolare sui presupposti per identificare le “società a controllo pubblico”.

L’ente ha posto il caso di una società partecipata quasi totalmente da vari soggetti pubblici (che dispongono del 95% del capitale), nei confronti della quale nessun ente socio ha poteri di controllo ai sensi dell’articolo 2359 del codice civile, e non vi sono patti parasociali o norme statutarie che permettano il consenso unanime da parte dei soci pubblici.

I magistrati contabili della Liguria con la deliberazione 3/2018, pubblicata sul sito della sezione regionale di controllo il 26 gennaio, hanno evidenziato che, in virtù del combinato disposto delle lettere b) ed m) dell’art. 2 del d.lgs. n. 175/2016, devono essere qualificate come “società a controllo pubblico” quelle in cui “una o più” amministrazioni dispongono dei voti o dei poteri indicati nell’art. 2359, numeri 1), 2) e 3) del codice civile, ovvero quando:

1)      si dispone della maggioranza dei voti esercitabili nell’assemblea ordinaria;

2)      si dispone di voti sufficienti per esercitare un’influenza dominante nell’assemblea ordinaria;

3)      una società è sotto influenza dominante di un’altra (o, va aggiunto, di un ente pubblico o altro soggetto giuridico) in virtù di particolari vincoli contrattuali.

A queste, si aggiunge la fattispecie, ulteriore e autonoma, indicata al secondo periodo della lett. b) dell’art. 2 del d.lgs. 175/2016 secondo cui il controllo sussiste “anche quando, in applicazione di norme di legge o statutarie o di patti parasociali, per le decisioni finanziarie e gestionali strategiche relative all’attività sociale è richiesto il consenso unanime di tutte le parti che condividono il controllo”.

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CC Sez. Controllo Liguria del. n. 3 -18