Un sindaco ha chiesto quale sia la normativa di riferimento per la determinazione dei compensi in favore degli amministratori delle società interamente partecipate dagli enti locali e, in particolare, quali limiti siano applicabili per gli amministratori delle società di nuova costituzione.

L’ente ha premesso si aver costituito nel mese di gennaio 2017, una società a responsabilità limitata, a totale partecipazione comunale e qualificabile come in house, avente ad oggetto la gestione integrata dei rifiuti.

In merito ai compensi da corrispondere all’amministratore amministratore unico (come previsto nello Statuto), il comma 2 dell’art. 4 della legge regionale n. 7/2011 opera un rinvio dinamico alla normativa nazionale, richiamando le disposizioni di cui ai commi 725 – 729 dell’art. 1 della legge n. 296 del 2006.

Tale normativa nazionale, tuttavia, è stata successivamente abrogata dal d.lgs. 175/2016 che ha demandato ad un apposito decreto del Ministro dell’economia la fissazione dei criteri per l determinazione dei compensi (mantenendo in vigore, nelle more dell’adozione del decreto, le disposizioni del comma 4 dell’articolo 4 del d.l. 95/2012 e del D.M. n. 166 del 24 dicembre 2013).

Si pone, pertanto, il problema di comprendere i parametri applicabili per la determinazione dei compensi, se quelli previsti dai commi 725 – 729 della legge n. 296/2006, o quelli più favorevoli di cui all’art. 3 del D.M. n. 166 del 2013.

I magistrati contabili della Sicilia, con la deliberazione 124/2017, pubblicata sul sito della sezione regionale di controllo il 9 giugno, hanno dichiarato inammissibile il quesito posto che, per come concretamente formulato, potrebbe facilmente interferire con le competenze degli altri organi giurisdizionali, in caso di impugnativa da parte dell’amministratore della società in house.

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CC Sez. controllo Sicilia del. n. 124 – 17