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La carenza della dichiarazione di accettazione del patto di integrità o la mancata produzione dello stesso debitamente sottoscritto dal concorrente può essere regolarizzata, attraverso la procedura di soccorso istruttorio di cui all’articolo 83, comma 9, del d.lgs. 50/2016, con applicazione della sanzione pecuniaria stabilita dal bando di gara.

Questo quanto chiarito dall’Anac nel parere sulla normativa n. 1374 del 21 dicembre 2016.

L’articolo 1, comma 17, della legge 190/2012 prevede espressamente che «Le stazioni appaltanti possono prevedere negli avvisi, bandi di gara o lettere di invito che il mancato rispetto delle clausole contenute nei protocolli di legalità o nei patti di integrità costituisce causa di esclusione dalla gara».

Con riferimento ai protocolli di legalità, l’Autorità, nella determinazione n. 4/2012, ha ritenuto legittimo prescrivere, a pena di esclusione, l’accettazione delle condizioni contrattuali contenute nella documentazione di gara, tra le quali l’accettazione degli obblighi in materia di contrasto delle infiltrazioni criminali negli appalti previsti nell’ambito di protocolli di legalità/patti di integrità.

Ciò in quanto tali strumenti sono posti a tutela di interessi di rango sovraordinato e gli obblighi in tal modo assunti discendono dall’applicazione di norme imperative di ordine pubblico.

L’accettazione degli impegni contenuti nei c.d. protocolli di legalità da parte dei partecipanti, dunque, si configura come un elemento indispensabile per la partecipazione ad una pubblica gara.

Ne consegue, altresì, che la carenza e/o irregolarità di tale dichiarazione deve ritenersi sanabile attraverso la procedura di soccorso istruttorio di cui all’articolo 83 del d.lgs. 50/2016, in quanto non attinente ad elementi dell’offerta tecnica ed economica (espressamente esclusi dall’ambito di applicazione dell’istituto).