Un sindaco ha chiesto un parere in merito alla corretta contabilizzazione della spesa di personale dell’Unione cui l’ente partecipa.

I magistrati contabili del Piemonte, con la deliberazione 133/2016, pubblicata sul sito della sezione regionale di controllo il 14 novembre hanno ribadito che, fermi restando i vincoli normativi imposti ai singoli comuni ed all’Unione stessa (che saranno, a seconda delle circostanze, quelli previsti dall’art. 1, comma 557 e ss., legge 296/2006, o dal successivo comma 562), ciascun comune (e la stessa Unione) è tenuto a procedere alla verifica del rispetto di tali limiti mediante il criterio del “ribaltamento” della quota spesa di personale dell’Unione a lui riferibile.

Ogni comune partecipante all’Unione, quindi, al fine di rendere correttamente le certificazioni e attestazioni relative al rispetto dei parametri di spesa per il personale previsto dalla vigente normativa, dovrà conteggiare, sulla base di idonei criteri, la quota parte di spesa di personale dell’unione che sia riferibile allo stesso.

Naturalmente, analoga conclusione vale con riferimento al personale in convenzione da altro ente locale (il che significa, da opposta prospettiva, che l’Ente non terrà conto della spesa di personale rimborsatagli dal diverso ente utilizzatore).

Quanto, infine, alla corretta allocazione in bilancio, va rilevato che questa non può essere il macro-aggregato rappresentato dal Titolo 1.9 “Rimborsi e poste correttive delle entrate” (allegato 14/M al D. Lgs. 118/2011): tale voce, infatti, riguarda gli importi relativi ad entrate indebitamente percepite.

Si tratta, detto in altri termini, di rimborsi di somme non dovute o incassate in eccesso.

Trattandosi di personale dipendente dell’Unione, appare preferibile la collocazione della spesa nel macro aggregato 1.4 (trasferimenti correnti) o, eventualmente, nel 1.3 (acquisto di beni e servizi), per poi essere inserite le singole poste nella Missione e Programma di riferimento, in relazione alla tipologia della prestazione/servizio reso.

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