Un sindaco ha chiesto un parere in merito alla possibilità di coprire tutti i posti vacanti in pianta organica con personale precario senza distinzione di categoria professionale (cat. A, B, C e D).

I magistrati contabili della Sicilia, con la deliberazione 167/2016, pubblicata sul sito della sezione regionale di controllo il 7 ottobre, hanno ribadito che tale possibilità deve essere valutata alla stregua delle disposizioni in materia di programmazione del fabbisogno di personale (contenute, ad esempio, nel Tuel) nonché dei limiti di spesa finanziari e vincolistici, differenziati o meno a seconda delle caratteristiche demografiche e della relativa sottoposizione al patto di stabilità interno, contenuti nelle diverse norme delle leggi finanziarie di stabilità, nazionali e regionali, succedutesi negli anni (Sicilia, del. n. 162/2016).

Inoltre, la stabilizzazione del personale precario non può aver luogo che per le corrispondenti categorie di inquadramento “A” e “B”, per le quali l’Ente abbia la disponibilità di posti vacanti in dotazione organica.

Diversamente, qualora si dovesse ritenere possibile procedere alla stabilizzazione per posti vacanti di categoria superiore, si finirebbe per violare il principio sancito dall’art.97 della Costituzione, in virtù del quale agli impieghi nella pubblica amministrazione si accede, salvo i casi stabiliti dalla legge, mediante pubblico concorso.

Per quanto riguarda le categorie “C” e “D” la stabilizzazione del personale, ferma restando l’invarianza dei costi, così come prescritto dall’articolo 13 della legge regionale 24/2010, implica l’attivazione di procedure concorsuali da parte dell’Ente, nel rispetto della programmazione del fabbisogno nonché dei vincoli finanziari previsti dalla normativa vigente in materia di assunzioni e di contenimento della spesa di personale.

In particolare, deve farsi riferimento alla procedura di cui all’articolo 35, quarto comma, del d.lgs.  165/2001.

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cc-sez-controllo-sicilia-del-n-167-16