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I dipendenti delle società a partecipazioni pubblica non possono considerarsi come titolari di un rapporto di lavoro con una pubblica amministrazione.

Di conseguenza, si applicano le regole del settore privato.

Questo il principio ribadito dal Tribunale di Ascoli Piceno, con la sentenza n. 41 del 5 febbraio 2016, con la quale è stato accolto il ricorso presentato da un lavoratore dipendente di una società a partecipazione pubblica che aveva richiesto l’accertamento di un rapporto di lavoro subordinato, la reintegrazione nel posto di lavoro, nonché il risarcimento del danno.

Nel caso di specie un dipendente, assunto con diversi rapporti di lavoro a progetto, aveva contestato l’inesistenza in concreto del progetto, nonché lo svolgimento di un periodo di lavoro in difetto di stipulazione di un contratto scritto.

La società aveva sostenuto l’applicabilità del d.lgs. 165/2001, in quanto società a partecipazione pubblica e, di conseguenza, l’impossibilità della conversione del rapporto.

Il giudice del lavoro ha ribadito che “la società per azioni con partecipazione pubblica non muta la sua natura di soggetto di diritto privato solo perché lo Stato o gli enti pubblici (Comune, Provincia, etc.) ne posseggano le azioni, in tutto o in parte”.

Di conseguenza, non è applicabile l’articolo 36 del Testo Unico sul Pubblico Impiego, ai sensi del quale la violazione di disposizioni imperative riguardanti l’assunzione o l’impiego di lavoratori non può comportare la costituzione di rapporti di lavoro a tempo indeterminato con la p.a.

Il giudice del lavoro, in applicazione della normativa contenuta nel d.lgs. 276/2003 (ratione temporis applicabile) ha dichiarato la sussistenza tra il lavoratore e la società di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato.

La società, inoltre, è stata condannata al risarcimento del danno in applicazione dell’articolo 32, comma 5, della legge 183/2010