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L’uso improprio del telefono da parte del dipendente pubblico rappresenta senz’altro una fattispecie di comportamento illecito, produttivo di danno erariale.

Questo il principio espresso dalla Corte dei Conti, sez. giur. Toscana, con la sentenza n. 73 depositata il 18 marzo 2016.

Nel caso di specie un dipendente addetto alla sicurezza dell’Autorità Portuale, presso la quale operava in qualità di unico centralinista, era stato condannato in sede penale per il reato di cui agli articoli 81 e 314 del codice penale, per aver utilizzato il telefono e la relativa linea a servizio dell’ente per finalità meramente personali, attivando chiamate verso linee speciali, così determinando un’enorme lievitazione dei costi per i consumi telefonici.

Il dipendente è stato condannato a risarcire il danno patrimoniale arrecato all’ente, consistente negli esborsi patrimoniali connessi all’uso del tutto abusivo dell’utenza telefonica.

I giudici contabili hanno inoltre accolto la pretesa risarcitoria promossa dalla procura a titolo di danno all’immagine, stante la lesione al decoro dell’amministrazione pubblica.

Tale tipologia di danno investe il rapporto che lega la comunità degli amministrati all’ente per il quale il dipendente infedele agisce e postula il venir meno, da parte dei cittadini, del senso di affidamento e fiducia nel corretto funzionamento dell’apparato della Pubblica Amministrazione, nonché del senso di appartenenza all’istituzione stessa.

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CC Sez. Giurisd. Toscana sent. n. 73-2016