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Alienazione di un terreno a un prezzo irrisorio: è danno all’erario


Il dirigente che rilascia una perizia di stima erronea, così consentendo la vendita di un bene patrimoniale pubblico a un prezzo irrisorio e al di fuori delle previsioni di legge, risponde del danno cagionato all’amministrazione.

Questo il principio espresso dalla Corte dei Conti, sez. giur. Sicilia, con la sentenza n. 680 depositata il 25 luglio 2018.

Nel caso di specie, a seguito di richiesta di acquisto di un terreno, il dirigente si era attivato prendendo contatti con gli aspiranti acquirenti, al fine di determinare con chiarezza l’area oggetto della richiesta e verificare la situazione legale e fattuale dei terreni.

Dopo aver rilasciato il parere in ordine all’insussistenza di vincoli che imponessero l’uso pubblico, aveva reso la stima sulla cui base era stato fissato il prezzo di vendita del bene e stipulato il relativo contratto.

Successivamente, a seguito di una seconda stima effettuata da un altro tecnico, era emerso che il terreno era stato venduto a un prezzo irrisorio (di circa 4.000,00 euro invece di 370.000,00 euro).

Il danno subito dall’amministrazione è stato addebitato al dirigente che aveva impropriamente utilizzato per la determinazione del prezzo di vendita del bene i criteri dettati per la determinazione dei canoni di concessione.

Il danno è stato quantificato in ragione della differenza tra il valore di iscrizione a patrimonio dei terreni ceduti, attualizzato al momento della cessione, e il prezzo incassato dall’amministrazione.

Leggi la sentenza
CC Sez. Giur. Sicilia del. n. 680-18

 


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