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Personale: danno derivante dall’indebito arricchimento con mezzi fraudolenti


Il dipendente pubblico che manipola il sistema informatico al fine di accreditarsi emolumenti e rimborsi spese non spettanti risponde, oltre che delle somme indebitamente percepite, anche delle competenze erogate dall’ente al professionista esterno al fine di ripristinare il regolare andamento delle attività rientranti nelle competenze del dipendente infedele.

Questo quanto evidenziato dalla Corte dei Conti, sez. giur. Sardegna, con la sentenza n. 240 depositata il 13 settembre 2018.

Nel caso di specie era emerso che il dipendente, approfittando del fatto di essere l’unico ad occuparsi della predisposizione dei cedolini paga, aveva realizzato falsi statini riguardanti la propria retribuzione, modificandoli per inserire voci stipendiali non previste o importi superiori a quanto spettante, ovvero rimborsi per spese asseritamente sostenute per il Comune.

Successivamente, una volta ottenuto l’accreditamento sul proprio conto corrente, il dipendente accedeva nuovamente al sistema informatico e apportava le modifiche necessarie a ricondurre a regolarità le voci alterate.

In conseguenza di tale condotta illecita e della sospensione del dipendente dalle mansioni, l’ente si era trovato ad affrontare una situazione emergenziale conseguente alla repentina scopertura del servizio di elaborazione degli stipendi e dei connessi adempimenti fiscali e contributivi.

Per tale motivo i vertici istituzionali avevano deciso di avvalersi temporaneamente di un esperto esterno, al fine di assicurare l’espletamento delle attività di competenza del dipendente sospeso.

Oltre alla restituzione degli emolumenti non spettanti, al dipendente sono stati addebitati, a titolo di danno da disservizio, gli importi liquidati al professionista esterno, in quanto correlati alle gravi disfunzioni causate dalla sua condotta illecita.

Leggi la sentenza
CC Sez. Giur. Sardegna del. n. 240-18


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