self enti locali firma digitale

E’ illegittimo il bando di selezione nella parte in cui preclude l’ammissibilità delle domande, in quanto prive di firma (digitale o sulla copia scansionate dei documenti allegati), ancorché presentate da un candidato a mezzo PEC, con casella di posta intestata allo stesso mittente.

Ciò in quanto l’utilizzo di una casella di posta elettronica certificata intestata allo stesso mittente consente di ritenere soddisfatto il requisito della apposizione della firma.

Questo il principio ribadito dal Tar Sicilia con la sentenza n. 167 del 18 gennaio 2018.

Nel caso di specie il bando di selezione prevedeva, quale modalità suppletiva rispetto all’ordinario canale di inoltro della domanda di partecipazione a mezzo di raccomandata con avviso di ricevimento, l’invio a mezzo PEC, con casella di posta intestata allo stesso mittente.

In tale ultima ipotesi la domanda di partecipazione doveva essere sottoscritta mediante firma digitale ovvero nella copia cartacea scansionata.

L’amministrazione aveva disposto l’esclusione di un candidato che aveva presentato apposita domanda trasmessa nei termini di bando con PEC, intestata al medesimo mittente, in quanto la relativa domanda scansionata era risultata non sottoscritta di pugno ovvero munita di firma digitale.

Tale esclusione è stata ritenuta illegittima.

Come evidenziato dai giudici amministrativi, il Dipartimento della Funzione Pubblica, con la circolare n. 12/2010, ha dettato specifiche indicazioni, chiarimenti e criteri interpretativi sull’utilizzo della PEC per le procedure concorsuali con particolare riferimento alle modalità di presentazione della domanda di ammissione ai concorsi pubblici indetti dalle amministrazioni.

In particolare, è stato specificato che l’inoltro tramite posta certificala (personale) è già sufficiente a rendere valida l’istanza, a considerare identificato l’autore di essa, a ritenere la stessa regolarmente sottoscritta.