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Il dipendente pubblico, addetto alla funzione tecnica di esame e istruttoria delle richieste di provvedimenti autorizzativi alla gestione dei rifiuti, che approfitta del proprio incarico pubblico per ottenere un vantaggio economico personale, determina, per effetto della propria condotta antigiuridica, una grave lesione all’immagine dell’amministrazione.

Questo quanto evidenziato dalla Corte dei Conti, sez. giur. Veneto, con la sentenza n. 75 depositata il 6 luglio 2017.

Nel caso di specie il dipendente, approfittando dell’autonomia di cui godeva nella predisposizione delle pratiche e dei contatti con le aziende che gli derivavano dal suo ruolo, si proponeva quale “consulente” e si faceva affidare dalle stesse incarichi per la gestione delle pratiche amministrative per la richiesta di autorizzazioni in materia di gestione e trasporto di rifiuti.

Il pagamento delle “consulenze” garantiva alle imprese la regolare conclusione dell’iter procedurale ed il rilascio dell’autorizzazione, senza intoppi e senza ritardi, nonché la certezza di evitare le verifiche e controlli “ex post”, di norma rimesse al tecnico.

Come evidenziato dai giudici contabili, sia i principi costituzionali (artt. 97, 98, Cost.) che quelli evincibili dalla normativa di cui al d.lgs. 165/2001 e il Codice di comportamento dei dipendenti delle p.a., impongono al dipendente pubblico di conformare la propria attività, anche esterna al proprio ufficio, alla massima correttezza e trasparenza, mantenendo una posizione di indipendenza, al fine di evitare di prendere decisioni o svolgere attività inerenti alle sue mansioni in situazioni, anche solo apparenti, di conflitto di interessi.

In particolare, vanno evitate situazioni e comportamenti che possano nuocere agli interessi o all’immagine della pubblica amministrazione e, in particolare, il dipendente pubblico si deve astenere dall’accettare incarichi di collaborazione con soggetti privati che abbiano, o abbiano avuto nel biennio precedente, un interesse economico significativo in decisioni o attività inerenti all’ufficio di appartenenza.

Sfruttare la posizione ricoperta per il perseguimento di scopi personali utilitaristici e non per il raggiungimento di interessi pubblici generali, infatti, compromette la fiducia dei cittadini nella correttezza dell’azione amministrativa, con ricadute negative nell’organizzazione amministrativa e nella gestione dei servizi in favore della collettività (Corte dei Conti, sez. giur. Veneto, sent. n. 51/2017).

Oltre al risarcimento del danno all’immagine, il dipendente è stato condannato a rifondere all’ente il danno, patrimoniale diretto, consistente nel costo del personale impiegato per la revisione dell’attività amministrativa svolta per l’intero arco temporale del suo incarico, nonché i costi per la riorganizzazione del settore e la formazione del personale.

La vicenda, infatti, aveva comportato la complessiva riorganizzazione dell’ufficio dove si erano perpetrati gli illeciti, nonché un sistematico monitoraggio interno delle attività, delle procedure, degli atti e dei provvedimenti curati dal Settore Ambiente.

Leggi la sentenza
CC Giur. Veneto sent. n. 75 -17