Un sindaco ha chiesto un parere in merito alla corretta applicazione dell’articolo 12, comma 1-ter, del d.l. 98/2011 che consente agli enti territoriali l’acquisto di immobili solo ove ne siano comprovate, documentalmente, l’indispensabilità e l’indilazionabilità attestate dal responsabile del procedimento, stabilendo inoltre che la congruità del prezzo debba essere attestata dall’Agenzia del demanio.

In particolare l’ente ha chiesto se debba applicarsi tale disciplina anche nel caso in cui una Fondazione, partecipata totalmente, intenda trasferire al comune un immobile per un prezzo pari al valore del debito contratto per l’acquisto del bene medesimo (mutuo per il quale l’ente in solido, in qualità di fideiussore, con la fondazione nei confronti dell’istituto di credito).

I magistrati contabili della Lombardia, con la deliberazione 162/2017, pubblicata sul sito della sezione regionale di controllo il 1° giugno, hanno evidenziato che tale norma si applica in tutte le ipotesi in cui l’effetto traslativo determini un esborso finanziario (onere o corrispettivo) a carico del soggetto pubblico (Lombardia, del. n. 164/2013; Veneto, del. n. 148/2013).

Il fatto che l’amministrazione sia garante del debito nei confronti dell’istituto di credito non modifica la questione.

La fideiussione, come è noto, è l’obbligazione personale di un terzo a favore del creditore che garantisce l’adempimento di un’obbligazione altrui: ha natura accessoria e solidale, e nel caso in cui il fideiussore abbia pagato il debito, è surrogato nei diritti del creditore.

L’eventuale pagamento delle somme dovute, poi, come fideiussore da parte del comune all’istituto mutuante, in caso di inadempimento da parte della fondazione, non renderebbe il comune proprietario dell’immobile, ma costituirebbe soltanto titolo per surrogarsi nei diritti del creditore.

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CC Sez. controllo Lombardia del. n. 162 – 17