Un sindaco ha chiesto se a seguito dell’esternalizzazione del servizio di farmacia comunale, in precedenza gestito direttamente con proprio personale dipendente, l’ente, dopo aver ridefinito la pianta organica e la riduzione della spesa del personale, possa utilizzare il numero dei dipendenti trasferiti al concessionario con cessione dei contratti di lavoro nel computo dei cessati ai fini del calcolo della capacità assunzionale per l’anno successivo.

I magistrati contabili della Lombardia, con la deliberazione 143/2017, pubblicata sul sito della sezione regionale di controllo il 17 maggio, hanno ribadito che l’art. 6-bis del d.lgs. 165/2001 impone alle amministrazioni interessate ai processi di esternalizzazione di “ottenere conseguenti economie di gestione” e di adottare le conseguenti misure di riduzione e rideterminazione della dotazione organica.

Di conseguenza, non è possibile utilizzare la spesa del personale cessato in seguito ad esternalizzazione di servizi come spesa utile per procedere ad assunzioni (nuove).

Operando in tal modo, infatti, non vi sarebbe alcuna economia di spesa.

Senza considerare che la ratio che consente il turn over è quella di garantire all’amministrazione la continuità nell’espletamento dei servizi e delle funzioni.

Qualora l’amministrazione esternalizzi un servizio, non può considerare cessato, secondo la ratio che governa la disposizione dei commi 557 e 557 quater della legge 296/2006, il personale interessato dall’esternalizzazione, in quanto, diversamente, si consentirebbe di utilizzare la spesa relativa alla cessazione del rapporto di lavoro del dipendente (o dei dipendenti), indipendentemente dalla causa che ha determinato la cessazione stessa.

Le problematiche connesse alla gestione del personale e all’affidamento degli incarichi saranno oggetto di approfondimento nei seminari di studi:

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CC Sez. controllo Lombardia del. n. 143 – 17