I magistrati contabili della sezione delle Autonomie, con la deliberazione 9/2017, pubblicata sul sito il 14 aprile, hanno chiarito che le variazioni del piano di riequilibrio, operate per effetto dell’articolo 1, comma 714-bis, della legge 208/2015, possono riguardare esclusivamente fattispecie di debito non note all’ente per motivi allo stesso non imputabili.

Non è ammissibile la successiva inclusione nel piano originario di quote di disavanzo o di debiti fuori bilancio già esistenti e conoscibili dall’Ente alla data di presentazione o approvazione del piano, in violazione dei principi di veridicità, trasparenza ed attendibilità.

L’inclusione di ulteriori poste passive comporta una nuova quantificazione dell’intero disavanzo e dell’intera situazione debitoria destinata a ripercuotersi sulle misure di risanamento previste dal piano originario e, quindi, sostanziali variazioni del piano di riequilibrio che richiedono l’applicazione della disciplina generale in materia.

Pertanto, il piano rimodulato o riformulato, corredato del parere dell’organo di revisione contabile, dovrà essere oggetto di apposita istruttoria da parte della Commissione per la stabilità finanziaria degli enti locali, al fine di accertare la natura di tali modifiche, l’insorgenza di un nuovo ed ulteriore disavanzo o ulteriori debiti fuori bilancio, la effettiva impossibilità di rilevarli tempestivamente e l’idoneità del percorso di risanamento.

Il termine di legge del 30 settembre 2016 ha natura perentoria e la sua inosservanza implica la decadenza dalla facoltà di avvalersi della possibilità di modificare il piano originario.

La questione di massima in merito alla corretta interpretazione dell’articolo 1, comma 714-bis, della legge n. 208/2015, era stata rimessa alla Sezione Autonomie dalla sezione regionale di controllo per la Sicilia n. 259/2016.

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CC Sez. Autonomie 9 – 17