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I codici di comportamento delle università, attuativi della legge n. 190/2012, non devono essere rivolti ai soli dipendenti tecnico-amministrativi, ma è necessario che contengano un espresso riferimento al codice etico per quanto riguarda il personale docente, ivi compreso il rettore.

Occorre inoltre che i codici etici contengano regole di condotta e misure concrete di controllo, in conformità ai principi del d.p.r. 62/2013, anche con riguardo al rettore.

Questo quanto rilevato dall’Anac nel comunicato pubblicato il 6 dicembre 2016.

L’Autorità, a seguito dell’attività di vigilanza sul rispetto della normativa di prevenzione della corruzione, ha riscontrato alcune carenze nei codici di comportamento adottati dalle università pubbliche, in quanto rivolti ai soli dipendenti tecnico-amministrativi.

In particolare, è stato rilevato che spesso la disciplina in materia di conflitto di interessi non considera le ipotesi in cui sia coinvolto il rettore.

Come evidenziato dall’Anac i codici di comportamento, che sono una specifica misura da inserire nei piani triennali di prevenzione della corruzione, devono determinare le regole di condotta nonché le idonee e concrete modalità di controllo, dirette a orientare il comportamento di tutto il personale degli atenei, ivi compresi i docenti e il rettore.