Un sindaco ha chiesto un parere in merito alla possibilità da parte di un consorzio, oggi in liquidazione, di cui il comune ha fatto parte, di rimborsare le spese legali sostenute da precedenti amministratori e dipendenti del consorzio.

L’ente ha precisato che, mediante il disciolto consorzio erano svolte, fra le altre, le funzioni di polizia locale, di sportello unico alle attività produttive e di protezione civile e che, durante il periodo di attività, il consiglio di amministrazione ed il direttore del consorzio sono stati sottoposti ad un procedimento penale, dal quale sono stati assolti con formula piena nel 2014.

I magistrati contabili della Lombardia, con la deliberazione 302/2016, pubblicata sul sito della sezione regionale di controllo il 16 novembre, hanno dichiarato inammissibile il quesito posto, in aderenza alle pronunce nomofilattiche delle Sezioni Riunite e della Sezione delle Autonomie della Corte dei conti secondo cui la funzione consultiva non può intendersi come consulenza generale agli enti, ma va ristretta esclusivamente alla materia della contabilità pubblica, quindi ai bilanci pubblici, alle norme e principi che disciplinano la gestione finanziaria e del patrimonio o comunque a temi di carattere generale nella materia contabile.

In caso di riconoscimento della richiesta di rimborso avanzata dai precedenti amministratori e dirigenti del consorzio disciolto, qualora la relativa spesa vada a ricadere sui bilanci degli enti locali, il comune dovrà preliminarmente verificare le disposizioni istitutive dell’ente sovracomunale (atto costitutivo e statuto), nonché le determinazioni di carattere generale assunte al momento della deliberazione di scioglimento, trattandosi di un potenziale debito assimilabile alle altre posizioni attive o passive discendenti dal processo di liquidazione.

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cc-sez-controllo-lombardia-del-n-302-16