Un sindaco ha chiesto un parere in merito alla corretta interpretazione del comma 569 dell’articolo 1 della legge 147/2013 che ha previsto la cessazione “ad ogni effetto” della partecipazione non alienata e la liquidazione in denaro del valore della quota, in base ai criteri previsti dal codice civile (art. 2437 ter, secondo comma).

L’ente, dopo aver disposto la dismissione della quota detenuta in una società mista, pubblico-privata e a fronte di vari tentativi infruttuosi per l’alienazione della quota posseduta, ha richiesto la liquidazione in denaro del valore della quota di partecipazione (richiesta respinta dall’assemblea della società).

I magistrati contabili del Veneto, con la deliberazione 362/2016, pubblicata sul sito della sezione regionale di controllo il 10 novembre hanno ribadito che l’iter procedimentale tratteggiato dalla legge 147/2013 – nel prevedere meccanismi preclusivi che ex lege inibiscono la prosecuzione del rapporto societario – costituisce uno strumento assolutamente peculiare e non risulti sovrapponibile alla distinta, e ben più articolata, sequenza prevista dal codice civile in materia di recesso.

Tale interpretazione risulta confermata dalla disposizione contenuta nel successivo comma 569 bis, introdotta successivamente, secondo cui “Qualunque delibera degli organi amministrativi e di controllo interni alle società oggetto di partecipazione che si ponga in contrasto con le determinazioni assunte e contenute nel piano operativo di razionalizzazione è nulla ed inefficace”, che evidenzia la finalità perseguita dal legislatore di rendere “effettive” le scelte, anche di dismissione della partecipazione, compiute dagli enti in occasione, tra l’altro, della predisposizione dei piani di razionalizzazione.

Si segnalano i ns. seminari in materia di società partecipate: Organismi partecipati e anticorruzione: vincoli e responsabilità e Società: le scadenze e gli adempimenti dopo il d.lgs.175/2016

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cc-sez-controllo-veneto-del-n-362-16