Un sindaco ha chiesto un parere in merito alla possibilità degli enti locali di accollarsi le spese di gestione dei locali ricevuti in comodato per lo svolgimento di attività di pubblico interesse (in particolare, pulizia, manutenzione, ecc.).

I magistrati contabili della Lombardia, con la deliberazione 260/2016, pubblicata sul sito della sezione regionale di controllo il 18 ottobre, hanno ricordato che, fermo restando il necessario rispetto degli equilibri di bilancio (art. 119 Cost.) e delle regole di coordinamento della finanza pubblica (che, come noto, impongono di osservare predeterminati limiti finanziari per alcune attività o tipologie di spesa), il comune dispone di discrezionalità nell’individuare le proprie finalità istituzionali, e le spese a tal fine necessarie, salva la necessaria inerenza al territorio ed alla popolazione di riferimento ed il divieto di espletare attività espressamente attribuite ad altri soggetti dalla legge statale o regionale (art. 13 del Tuel).

Naturalmente, nell’effettuare tale scelta, in particolare sotto il profilo delle modalità, il comune, oltre ad osservare le norme in materia di equilibrio dei bilanci e di coordinamento della finanza pubblica deve rispettare i principi di economicità ed efficienza propri di tutte le attività amministrative pubbliche (articolo 1 della legge 241/1990).

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