E’ stato pubblicato in G.U. n. 149 del 28 giugno 2016, il d.lgs. 116/2016 concernente “Modifiche all’articolo 55-quater del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, ai sensi dell’articolo 17, comma 1, lettera s), della legge 7 agosto 2015, n. 124, in materia di licenziamento disciplinare”, in vigore dal 13 luglio 2016.

Il provvedimento, che ha modificato l’articolo 55-quater del d.lgs. 165/2001 in materia di licenziamento disciplinare, è intervenuto introducendo una disciplina volta a rafforzare detto istituto al fine di un più efficace contrasto all’assenteismo nella Pubblica Amministrazione dovute a condotte riconducibili a falsa attestazione della presenza in servizio accertata in flagranza ovvero mediante strumenti di sorveglianza o di registrazione degli accessi o delle presenze.

I nuovi commi da 3-bis a 3-quinquies, prevedono maggiori responsabilità per i dirigenti, tempi del procedimento disciplinare più celeri e la possibilità di condannare il dipendente al risarcimento del danno all’immagine della PA.

In primo luogo il decreto introduce una disposizione volta a esplicitare la definizione di falsa attestazione (comma 1 bis), precisando che costituisce falsa attestazione della presenza in servizio, oltre a quella realizzata mediante l’alterazione dei sistemi di rilevamento della presenza, qualunque modalità fraudolenta posta in essere, anche avvalendosi di terzi, per far risultare il dipendente in servizio o trarre in inganno l’amministrazione presso la quale il dipendente presta attività lavorativa circa il rispetto dell’orario di lavoro dello stesso.

Della violazione risponderà anche chi agevolerà con la propria condotta attiva o omissiva la condotta fraudolenta.

Il comma 3-bis ha introdotto il nuovo procedimento disciplinare per il caso di falsa attestazione della presenza in servizio, accertata in flagranza ovvero mediante strumenti di sorveglianza o di registrazione degli accessi o delle presenze.

La procedura punta sulla rapidità dei tempi prevedendo l’immediata sospensione cautelare senza stipendio del dipendente, fatto salvo il diritto all’assegno alimentare nella misura stabilita dalle disposizioni normative e contrattuali vigenti, senza obbligo di preventiva audizione dell’interessato.

La sospensione dovrà essere disposta dal responsabile della struttura in cui il dipendente lavora o, qualora ne venga a conoscenza per primo, dall’ufficio per i procedimenti disciplinari (U.P.D.), con provvedimento motivato, in via immediata e comunque entro 48 ore dal momento in cui i suddetti soggetti ne vengano a conoscenza.

Il mancato rispetto del suddetto termine, di carattere ordinatorio, non influisce negativamente sul procedimento e non determinerà la decadenza dall’azione disciplinare né l’inefficacia della sospensione cautelare.

Eventuali profili di responsabilità potranno essere valutati nei confronti del dipendente cui la stessa sia imputabile.

Termini, modalità di esercizio del diritto di difesa e del contraddittorio sono indicati al successivo comma 3-ter.

Nello specifico, il provvedimento che dispone la sospensione cautelare dovrà contenere anche la contestazione per iscritto dell’addebito al dipendente e la convocazione dinanzi all’U.P.D.

Il dipendente sarà convocato, per il contraddittorio a sua difesa, con un preavviso di almeno 15 giorni e potrà farsi assistere da un procuratore ovvero da un rappresentante dell’associazione sindacale cui aderisca o conferisca mandato.

Il lavoratore potrà, tuttavia, inviare una memoria scritta fino alla data stabilita per l’audizione, o, in caso di grave, oggettivo e assoluto impedimento, formulare motivata istanza di rinvio del termine per l’esercizio della sua difesa per un periodo non superiore a 5 giorni.

Il differimento del termine a difesa del dipendente potrà essere disposto solo una volta nel corso del procedimento.

L’Ufficio dovrà concludere il procedimento entro 30 giorni dalla ricezione, da parte del dipendente, della contestazione dell’addebito.

Come visto per il provvedimento di sospensione, allo stesso modo, anche in questo caso la violazione dei termini fissati non determinerà la decadenza dall’azione disciplinare, né l’invalidità della sanzione irrogata, salvo che non risulti irrimediabilmente compromesso il diritto di difesa del dipendente.

Parallelamente all’attivazione del procedimento disciplinare deve essere presentata la denuncia al PM e la segnalazione alla competente Procura regionale della Corte dei Conti entro 15 giorni.

La Procura della Corte dei Conti, quando ne ricorreranno i presupposti, dovrà emettere invito a dedurre per danno d’immagine entro 3 mesi dalla conclusione della procedura di licenziamento.

L’azione di responsabilità dovrà essere esercitata, entro i 120 giorni successivi alla denuncia, senza possibilità di proroga e l’ammontare del danno risarcibile sarà rimesso alla valutazione equitativa del giudice anche in relazione alla rilevanza del fatto per i mezzi di informazione e comunque l’eventuale condanna non potrà essere inferiore a 6 mensilità dell’ultimo stipendio in godimento, oltre interessi e spese di giustizia.

Elemento caratterizzante e di incisiva differenziazione rispetto al passato riguarda il profilo della maggiore responsabilità dei dirigenti (comma 3-quinquies), ovvero, negli enti privi di qualifica dirigenziale, dei responsabili di servizio competenti.

Infatti, qualora questi acquisiranno conoscenza del fatto:

- l’omessa attivazione del procedimento disciplinare;

- l’omessa adozione del provvedimento di sospensione cautelare;

senza giustificato motivo, costituiranno illecito disciplinare punibile con il licenziamento e dovrà esserne data notizia, da parte dell’U.P.D., all’Autorità giudiziaria ai fini dell’accertamento della sussistenza di eventuali reati.