La stazione appaltante può annullare l’autorizzazione al subappalto già perfezionatasi nel caso in cui venga accertata la sussistenza di cause o circostanze ostative al subappalto.

Questo il principio espresso dal Consiglio di Stato nella sentenza in commento.

Nel caso di specie Consip, all’esito del controllo eseguito sulla veridicità delle dichiarazioni presentate, aveva annullato le autorizzazioni precedentemente rilasciate a causa della riscontrata sussistenza di un decreto penale di condanna esecutivo per il reato di omesso versamento di contributi previdenziali, del quale non era stata fatta menzione nella dichiarazione autocertificativa sul possesso dei requisiti di cui all’articolo 38 del d.lgs. 163/2006.

Come noto, il ricorso al subappalto deve avvenire in osservanza delle condizioni stabilite dall’articolo 118 del d.lgs. 163/2006, il quale impone l’indicazione da parte del concorrente dei servizi e delle forniture, o parti di servizi e forniture, che intende subappaltare all’atto della presentazione dell’offerta (comma 2).

Successivamente il subappalto è sottoposto alla preventiva autorizzazione della stazione appaltante.

A tal fine, l’esecutore che intende avvalersi del subappalto deve presentare, alla stazione appaltante, apposita istanza con allegata la documentazione prevista dall’articolo 118 del d.lgs. 163/2006, tra cui la dichiarazione sostitutiva dell’impresa subappaltatrice attestante il possesso dei requisiti generali di cui all’articolo 38 del Codice, oltre a depositare il contratto di subappalto almeno 20 giorni prima della data di effettivo inizio dell’esecuzione delle relative prestazioni.

Ricevuta la suddetta documentazione, la stazione appaltante provvede ad eseguire, entro 30 giorni, l’istruttoria.

Trascorso tale termine senza che si sia provveduto, laddove la documentazione presentata sia idonea, si forma il “silenzio-assenso” e l’autorizzazione si intende concessa anche senza un apposito provvedimento.

Nello specifico, ai fini dell’istruttoria la stazione è tenuta a verificare:

  • che non si superi il 30% del subappalto;
  • la presenza dei requisiti di ordine generale in capo al subappaltatore;
  • che il contratto di subappalto, “condizionato” alla futura autorizzazione, sia stato  depositato.

In merito alla dichiarazione ex articolo 38 del d.lgs. 163/2006, vige il principio secondo cui gli operatori economici non possono operare alcun filtro relativamente alla indicazioni delle condanne penali subite ed alla loro rilevanza sulla moralità professionale che è riservata in via esclusiva alla stazione appaltante.

La mancata dichiarazione incide non già sugli effetti delle condanne taciute quanto piuttosto sulla situazione di infedeltà, reticenza o inaffidabilità della ditta stessa.

A tal proposito, come evidenziato dai giudici amministrativi, non è possibile invocare la mancata conoscenza del precedente penale non dichiarato, e ciò anche nel caso in cui sia stato concesso il beneficio della “non menzione”.

Infatti, se è vero che per effetto di tale beneficio la condanna non viene riportata nel certificato penale rilasciato ai sensi dell’articolo 24 del d.p.r. 313/2002, tuttavia è sempre possibile a ciascun cittadino chiedere e ottenere, ai sensi dell’articolo 33 del medesimo decreto, la “visura” di tutte le iscrizioni esistenti a proprio carico, ivi comprese quelle non risultanti dal certificato del casellario giudiziale rilasciato a istanza dell’interessato.

Pertanto, è onere del dichiarante, in caso di dubbio, acquisire presso il competente ufficio apposita visura dei reati commessi, prima di rendere una dichiarazione autocertificativa attestante l’inesistenza di precedenti penali a proprio carico.