Lo strumento della razionalizzazione delle partecipazioni societarie non può essere utilizzato per far cessare l’affidamento del servizio alla società partecipata non più di gradimento al fine di farlo svolgere ad altro operatore economico.

Questo il principio espresso dal Tar Friuli Venezia con la sentenza in commento.

Nel caso di specie un ente aveva deliberato la dismissione della partecipazione posseduta nella società che gestiva il servizio di raccolta, trasporto e smaltimento dei rifiuti solidi urbani nel territorio comunale, delegando la gestione del servizio alla Comunità montana.

Per il tramite della Comunità Montana il servizio veniva quindi affidato direttamente ad una società partecipata dalla Comunità medesima (partecipazione pari allo 0,07% del capitale sociale), di cui il comune stesso non era socio.

La scelta dell’ente socio era stata impugnata dalla società che aveva lamentato la mancanza di una adeguata istruttoria con riguardo alla razionalizzazione delle relative partecipazioni, nonché l’illegittimità dell’affidamento diretto del servizio senza espletamento di procedura ad evidenza pubblica.

Come noto, la materia degli organismi partecipati e la relativa disciplina normativa sono state oggetto di plurimi interventi che, in vista di una sistematizzazione del settore, hanno progressivamente inciso sulla capacità giuridica generale degli enti pubblici, per un verso, ponendo significativi limiti alla costituzione di società, all’assunzione ed al mantenimento di partecipazioni e, per altro, prevedendo, a presidio ed a completamento di tali vincoli, specifici obblighi di dismissione e di cessione delle partecipazioni stesse.

Espressione di tale articolato percorso evolutivo, finalizzato ad ineludibili esigenze di contenimento della spesa e di coordinamento della finanza pubblica, è uno stratificato corpus normativo, peraltro non ancora definitivo, nell’ambito del quale di particolare significatività risultano le disposizioni di cui ai commi 611 e ss. della legge 190/2014 (Legge di stabilità per il 2015), che prevedono un peculiare percorso di razionalizzazione informato a criteri operativi stabiliti ex lege e da attuarsi secondo uno specifico cronoprogramma.

In particolare il legislatore ha previsto l’obbligo di presentazione dei piani operativi di razionalizzazione da parte di ciascun ente proprietario, con l’obiettivo della riduzione delle società partecipate – direttamente o indirettamente – anche mediante le aggregazioni nei servizi pubblici locali e la dismissione delle partecipazioni non indispensabili.

I predetti piani, corredati da una relazione tecnica, devono indicare modalità e tempi di attuazione, nonché l’esposizione in dettaglio dei risparmi da conseguire (posto che i risultati conseguiti vanno relazionati entro il 31 marzo del 2016).

La relazione tecnica, allegata al piano, deve fornire un quadro analitico per ciascuna società, fornendo tutti i dati tecnici necessari per comprendere il percorso motivazionale esposto nel piano di razionalizzazione.

Diversamente, infatti, la scelta di mantenimento o di dismissione non può ritenersi ponderata.

Il percorso di razionalizzazione, imposto dalla legge di stabilità per il 2015, deve tener conto, in base alla lettera della disposizione normativa, dei seguenti criteri operativi:

a)      eliminazione delle società e delle partecipazioni societarie non indispensabili al perseguimento delle finalità istituzionali, anche mediante messa in liquidazione o cessione;

b)      soppressione delle società che risultino composte da soli amministratori o da un numero di amministratori superiore a quello dei dipendenti;

c)      eliminazione delle partecipazioni detenute in società che svolgono attività analoghe o similari a quelle svolte da altre società partecipate o da enti pubblici strumentali, anche mediante operazioni di fusione o di internalizzazione delle funzioni;

d)     aggregazione di società di servizi pubblici locali di rilevanza economica;

e)      contenimento dei costi di funzionamento, anche mediante riorganizzazione degli organi amministrativi e di controllo e delle strutture aziendali, nonché attraverso la riduzione delle relative remunerazioni