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La responsabilità per la mancata adozione del Codice di comportamento non ricade unicamente in capo al Responsabile della prevenzione della corruzione, ma si estende al Sindaco e ai componenti della giunta comunale.

Questo quanto evidenziato dall’Anac nel procedimento sanzionatorio n. 210 del 2 marzo 2016, avviato nei confronti di un comune a causa della riscontrata mancata pubblicazione, nella apposita sezione denominata “Amministrazione trasparente”, del Codice di comportamento.

L’adozione del Codice di comportamento da parte di ciascuna amministrazione rappresenta una delle “azioni e misure” principali di attuazione delle strategie di prevenzione della corruzione a livello decentrato, secondo quanto indicato nel Piano nazionale anticorruzione.

Essendo uno degli strumenti essenziali del Piano triennale per la prevenzione della corruzione di ogni amministrazione, lo stesso deve essere adottato dall’organo di indirizzo politico su proposta del Responsabile della prevenzione della corruzione (RPC) al quale spetta altresì il compito di darne la massima diffusione e di monitorarne la corretta applicazione.

Nonostante il Segretario comunale, in qualità di RPC/RT si fosse assunto totalmente la colpa, sostenendo l’incompetenza della giunta nell’adozione del codice, in quanto atto di natura gestionale, tali argomentazioni non sono state condivise dall’Autorità.

La Giunta non può esimersi da un adempimento previsto dalla legge, oltre che ad un più generalizzato obbligo di controllo affinché le disposizioni normative e regolamentari siano attuate.

Di conseguenza, sono stati sanzionati il Segretario comunale, in qualità di RPC e RT, il Sindaco e i componenti della giunta comunale.